ALESSANDRO PALOZZI - Italia
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Fluttuazioni quantiche
Fluttuazioni quantiche
e danza delle particelle n. 1
e danza delle particelle n. 3


Vibrazioni del vuoto
Danza delle particelle n. 2
Danza delle particelle n. 2
quantiche n. 3


Vibrazioni del vuoto
Ingarbugliamento quantico
Ingarbugliamento quantico
quantiche n. 2
Sulla sua Arte

ANALISI E CRITICA DEL LINGUAGGIO ARTISTICO DI ALESSANDRO PALOZZI
Vivo e lavoro a Canepina in provincia di Viterbo. La mia formazione artistica nasce come pittore figurativo concettuale con una fase intermedia, di messa in discussione del mio lavoro figurativo, sino ad approdare ad un linguaggio astratto, denominato da me: ASTRATTO QUANTISTICO O POETICA DELL'ONDA. Questo linguaggio è nato dal mio interesse per una cultura scientifica, che riguarda la fisica quantistica o teoria dei Campi, per dare una risposta al mio problema filosofico esistenziale. Il Campo per me, è la mia tela bianca dove lentamente mi decompongo, mi amalgamo, mi appiccico, tra le setole del mio pennello, stendendomi sulla bianca tela. Il mio cammino tra le onde è solo all’inizio. La pittura è una illusione concreta dove le forze e gli elementi interagiscono ed io, cerco di interpretare, con i miei esperimenti mentali, quei fenomeni conosciuti nel bizzarro mondo, contro- intuitivo dei Quanti, secondo la mia sensibilità. Nelle mie opere cerco di rendere visibile l’invisibile. Il tratto distintivo della mia pittura è la mia pennellata nervosa, vibrante, curvilinea, deliberatamente parkinsoniana che attraversa la materia del colore come la luce attraversa lo spazio, una pennellata di fotoni che si propaga in modo ondulatorio. Il colore diviene materia scolpita, creata da un tratto di pennello mosso da uno stato di tensione permanente. Il pensiero è vibrazione, energia. I pensieri non sono particelle, sono onde e le onde si intrecciano le une con le altre. Il pensiero è l’unico strumento utile per la conoscenza della realtà. La meccanica quantistica ha aperto un orizzonte nuovo sull’imperscrutabilità del vuoto, e del nulla. Il nulla non esiste, il vuoto non è vuoto ma è pieno di opportunità come nella meccanica del Quanti. I miei quadri neri, anzi le mie perle nere, non sono neri, come la notte quantistica, oscura fino all’apparizione dei fotoni, quanti ed elettroni. il corpo nero è il mio quadro, assorbe, intrappola tutte le radiazioni elettromagnetiche del visibile, erranti nel corpo nero dell’opera, per poi concentrarsi in un flusso ordinato del visibile Il vuoto è l’unico stato della materia in cui tutte le cose accadono, lo stato del possibile. Siamo immersi in un oceano di onde invisibili, sia esse naturali, sia causate dall’uomo. Come ci spiega il fisico Battiston: “…la meccanica quantistica è profondamente ondulatoria ad un livello di profondità, non è osservabile ad un livello di inconoscibilità nel divenire….la materia di cui è fatto un elettrone è un onda, la cui lunghezza è legata alla sua energia o colore di frequenza…”. Tramite il linguaggio della fisica quantistica, la materia svela sé stessa, la sua natura, le sue potenzialità e sta all’uomo interpretare il suo linguaggio. Siamo noi, gli occhi con cui la materia guarda sé stessa. Vorrei citare una descrizione della materia fatta dal fisico Guido Tonelli nel suo libro: Materia – La magnifica illusione: “…….Sono onde ubique che possono trovarsi ovunque e insieme particelle localizzate in un punto molto preciso; sono stati materiali cangianti, che oscillano continuamente fra identità in apparenza diverse, ma sotterraneamente unite da profonde simmetrie; sono particelle legate da relazioni stravaganti con altre particelle, talvolta così distanti dalle prime da sembrare insensibili allo spazio che le separa; stati materiali che compaiono e svaniscono dal vuoto a un ritmo infernale….”.
CRITICA DELLO STORICO D’ ARTE CONTEMPORANEA PROF. FABRIZIO D’AMICO
Roma, febbraio 2014
Caro Palozzi,
nella sua più recente produzione (segnatamente in quella degli ultimi tre anni), mi pare che, attraverso la sua meditazione sui quanta, lei sia riuscito ad elaborare un’immagine originale e fortemente personale, che è però insieme memore di tanta maggiore pittura dello scorso secolo: da Piero Dorazio ad esperienze statunitensi d’anni Sessanta e Settanta. In particolare, di grande interesse mi pare il suo tentativo di far coesistere la “figura” - sempre elementare e non narrante; interrogante, misteriosamente fluttuante nello spazio – con un fondo (che tale semplicemente non è) che – infinitamente trapunto e animato da un lento, paziente lavoro di moltiplicazione segnica e cromatica – tende ad affiorare sulla superficie, ove ribalta infine i lacerti figurali, residui o ricordi di una diversa esistenza. Le mando i miei migliori auguri per il suo prossimo lavoro.
FABRIZIO D’AMICO